Stupire con effetti normali
appunti di fine anno
“Venezia è l’unica città che ti costringe a guardare dove metti i piedi e, allo stesso tempo, a sollevare lo sguardo.”
Joseph Brodsky
A Venezia non si passa distratti.
Cammini piano, ascolti l’acqua, ti orienti con il corpo prima ancora che con la testa.
All’Isola di San Servolo ci siamo riempiti di bellezza.
Quella dei viali silenziosi, delle finestre aperte sull’inverno, della luce che entra di lato, senza accecare. Una bellezza che non fa scena, non distrae, ma dispone.
È qui che si è tenuto il VII Residenziale di CIAPE, il 2 e 3 dicembre, sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo, con il patrocinio del Comune di Venezia e in collaborazione con la Venice International University.
Educatrici, formatori, operatrici e operatori dei centri antiviolenza, ricercatrici e ricercatori, professionistə della cura e della prevenzione hanno condiviso lo stesso tempo e lo stesso luogo, portando storie, pratiche, domande che non chiedevano risposte immediate, ma presenza, ascolto e condivisione lenta.
La violenza non è un incidente, è un prodotto di contesti mal progettati.
Da questo incontro sta prendendo forma un lavoro che continuerà nei prossimi mesi, articolato in orientamenti operativi che attraversano i diversi livelli dell’educare e del prendersi cura: dal modo in cui ascoltiamo e nominiamo la violenza, a come costruiamo relazioni affettive e spazi sicuri; da come accompagniamo il conflitto senza negarlo, a come ripensiamo l’autorità, il linguaggio e la responsabilità adulta; fino alle pratiche organizzative che rendono la cura una scelta strutturale, e non un’eccezione.
Direzioni nate dal confronto e dall’intelligenza collettiva, pensate per essere tradotte in gesti quotidiani nei contesti educativi, sociali e professionali.
Per tuttə.








Stupire con effetti normali.
Ci avviciniamo alle feste con questa idea semplice e radicale insieme: che il rispetto non ha bisogno di grandi dichiarazioni, ma di pratiche quotidiane. E che forse, in un tempo che chiede rumore e urgenza, il gesto più sorprendente è continuare a prendersi cura di ciò che conta, con discrezione.
Stupire con effetti normali è non interrompere quando l’altro sta cercando le parole.
È accorgersi che una battuta può ferire e scegliere di non dirla.
È lasciare andare l’idea di avere ragione.
È chiamare le cose con il loro nome, anche quando sarebbe più comodo addolcirle.
È costruire confini che non escludono, ma proteggono.
È accettare che non tutto vada risolto subito.
È prendersi cura delle relazioni senza metterle in vetrina.
È fare pace con l’imperfezione, e continuare comunque a provarci.
Forse è questo il regalo più onesto che possiamo farci, alla fine di quest’anno.
Allenare uno sguardo più attento, un linguaggio più giusto, una presenza più responsabile.
Senza clamore.
Senza effetti speciali.
Il pennello bianco.
Nella prima puntata de Le Pennellate, avevamo promesso uno spazio dedicato alle storie degli altri in ogni newsletter, il “pennello bianco”.
Manteniamo sempre le promesse.
Anzi, raddoppiamo.
I pennelli bianchi. (Christmas Edition)
Sono due regali, due carezze per l’anima.
1. Grandi Genitori Giocosi di Lucia Berdini.
Non è un manuale di istruzioni. È una raccolta di pezzi di vita. Di giochi nati sul lettone, di inseguimenti sul divano, di risate che rianimano le giornate storte. Lucia, play coach e founder del Manifesto del Gioco, ha raccolto una serie di giochi inventati e condivisi con suo figlio Noà, giochi semplici, spesso senza oggetti, improvvisazioni assurde, piccoli rituali che si infilano nei momenti difficili. Ma soprattutto c’è una postura: quella di chi sceglie il contatto, la presenza, la leggerezza come modo di stare insieme.
Una carezza per chi ha voglia di giocare di più, ma sa che non sempre è facile.
Per chi arriva a sera senza energie ma sente che avrebbe bisogno di un contatto, di una risata, di uno spazio per ritornare vicini. Per chi vuole portare nella propria famiglia un po’ di stupidera buona.
Lo puoi scaricare in pdf qui.
Il secondo pennello bianco è tutt’altra temperatura, ma parla la stessa lingua.
2. Non farmi del bene di Federica Lorusso.
Ci sono libri che arrivano proprio quando serve abbassare il volume.
Quando le feste si avvicinano, le relazioni si fanno più dense e il confine tra cura e fatica diventa sottile.
Il libro di Federica non consola e non semplifica. Non è una lettura comoda, e non vuole esserlo. Non offre ricette, non salva nessuno, non addolcisce. Fa una cosa più rara: restituisce dignità alla sensibilità, con dolcezza.
Nel suo racconto autobiografico Federica mette in discussione quell’idea di “bene” che a volte confonde, stringe, controlla. Racconta relazioni in cui l’intenzione è buona, ma il rispetto si perde strada facendo.
E non è solo ciò che racconta, ma come Federica ha scelto di raccontarlo.
Con cura.
Nella scelta delle parole, ritmo del racconto, nei tempi lasciati tra un pezzo di vita e l’altro, come pause necessarie per respirare. Nelle illustrazioni, firmate da sua sorella, che non spiegano ma tengono compagnia. E poi nei dettagli, quelli con cui Federica ha pensato ogni presentazione, ogni incontro, ogni spazio attraversato in giro per l’Italia.
È uno di quei lavori che non cercano attenzione, ma la meritano.
Per ora non possiamo dire altro.
Solo che questa bellezza non finisce qui.



Vi auguriamo buone feste, giorni gentili e tempo che basti.







